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principi generali

teoria e solfeggio



TEORIA E SOLFEGGIO


Il solfeggio (da "solfa" composto dalle note musicali Sol e Fa ) Ŕ una pratica che consiste nel leggere, ad alta voce e a tempo, uno spartito:

* nel solfeggio parlato le note sono lette ritmicamente con il proprio nome, ma non intonate
* nel solfeggio cantato le note sono anche intonate.

Esistono due diversi metodi di lettura intonata: in Italia si usa di solito leggere cantando con il nome della altezza assoluta dei suoni, mentre nella lettura con il do mobile i suoni vengono denominati in base alla loro posizione nella scala diatonica. Nel primo caso l'apprendimento della lettura intonata Ŕ complicato dal fatto che le note della scala cambiano nome in base alla tonalitÓ utilizzata (ne esistono, a meno di coincidenze enarmoniche dovute al temperamento equabile, 12 maggiori e 12 minori); la lettura con il do mobile comporta invece una analisi della melodia e rende pi¨ semplice il riconoscimento degli intervalli, dato che lo stesso intervallo (ad esempio tonica - dominante) viene denominato allo stesso modo in tutte le tonalitÓ. Il metodo del do mobile, ampiamente utilizzato nella pedagogia di Kodßly, risale alla solmisazione di Guido d'Arezzo ed Ŕ stato reintrodotto in Italia da Roberto Goitre.

La pratica del solfeggio Ŕ utile per i musicisti neofiti, ed aiuta a prendere dimestichezza con lo spartito, le note, e pi¨ in generale con le suddivisioni temporali, con particolare attenzione a situazioni inusuali (sincopi, ritmi irregolari). Il tempo viene normalmente rappresentato mediante movimenti delle mani, che variano a seconda del metro e che si ripetono ogni battuta:
Tipici movimenti delle mani in relazione al metro musicale
2/4, 2/2, o 6/8 veloce 3/4 o 3/8 4/4 6/8 lento




Suono


La teoria musicale Ŕ la parte della musica che specifica il modo di descrivere suoni, (consistenti in onde sonore di compressione di un mezzo trasmissivo - che in genere Ŕ l'aria) e descrive le relazioni tra i suoni e la percezione degli ascoltatori (lo studio di come gli esseri umani interpretano i suoni Ŕ chiamato invece psicoacustica).

Spesso gli aspetti fondamentali del suono e della musica sono descritte come altezza, durata, intensitÓ, e timbro.



Altezza


In acustica i suoni vengono principalmente identificati a partire dalla loro frequenza (che nella maggior parte delle condizioni d'ascolto e di emissione Ŕ invariante, al contrario ad esempio della lunghezza d'onda che dipende dal mezzo trasmissivo - le due entitÓ sono legate in maniera inversamente proporzionale con la velocitÓ di propagazione dell'onda nel mezzo considerato). Ogni oggetto ha una serie di frequenze caratteristiche determinate dalla sua struttura fisica: queste sono le frequenze alle quali il corpo tende a vibrare con maggior facilitÓ. L'insieme di queste frequenze Ŕ detta degli armonici naturali: l'armonico naturale di frequenza inferiore viene anche detto armonico fondamentale o nota fondamentale. Queste osservazioni sono alla base della costruzione dei diversi tipi di strumenti musicali.

In musica alla frequenza si sostituisce normalmente l'altezza di un suono, data dalla sua distanza da un suono di riferimento o da quella di un altro suono d'interesse.[1] Il suono di riferimento adottato dalle orchestre moderne corrisponde alla nota "La" alla frequenza di 442 Hz.

Accordare significa assegnare un preciso valore di frequenza alle varie note. Il rapporto tra la frequenza di due note (che nella nostra percezione corrisponde alla differenza tra le loro altezze) Ŕ chiamato intervallo. Le note possono essere disposte in scale musicali e modi musicali. Le scale che si incontrano pi¨ spesso nella musica occidentale moderna sono la scala maggiore e la scala minore.



Durata


Per durata si intende quanto ogni suono si prolunga nel tempo. Per rappresentare la durata dei suoni si usano dei simboli grafici posti sul pentagramma. La parte della teoria musicale che si occupa dello studio di questi simboli Ŕ la semiografia (o notazione musicale).



IntensitÓ


L'intensitÓ Ŕ il volume del suono ed Ŕ proporzionale al quadrato dell'ampiezza di oscillazione dell'onda sonora.



Timbro


Il timbro Ŕ la forma, il profilo dell'onda sonora, quella caratteristica del suono che permette, a chi ascolta, di distinguere le diverse fonti: un do suonato da un violino Ŕ diverso dallo stesso do suonato da un pianoforte, in termini pi¨ precisi Ŕ la diversa composizione in armonici del suono.



Ritmo, tempo e misure


Il ritmo Ŕ la disposizione dei suoni nel tempo. Il metro divide il tempo in intervalli regolari chiamati misure, o "battute". Una caratteristica di un brano musicale Ŕ il tempo rappresentato da una frazione, come 4/4 o 12/8.

I tempi si suddividono in binari, ternari, composti e dispari. Nel tempo binario il numeratore della frazione Ŕ multiplo di due e indica in quante parti deve essere suddiviso un movimento della battuta. Nel caso del tempo ternario il movimento viene suddiviso in tre parti invece che due. I tempi composti sono definiti tali in quanto sono la somma di pi¨ tempi. Un esempio ne Ŕ il 6/8, tempo composto e binario. I tempi dispari sono invece tempi composti con il numeratore della frazione dispari che comportano quindi una suddivisione dispari della battuta. Un esempio Ŕ il 7/8, molto utilizzato nel genere "progressive" insieme ad altri tempi dispari e composti come il 5/4 o il 15/8.

Esistono diversi tipi di ritmi, ad esempio: i sincopati sono ritmi in cui i tempi normalmente non accentati lo diventano. Il concetto di ritmo Ŕ diverso per ogni cultura, nella musica occidentale i ritmi derivano dalla musica-poesia della civiltÓ greca. Suonare ritmi diversi simultaneamente con una tempistica diversa Ŕ chiamato poliritmia.Pi¨ esattamente la sincope Ŕ un suono che da un tempo debole prolunga il suo valore su un tempo forte, creando appunto una strana sensazione quasi di angoscia in chi sente.Il contrattempo Ŕ in essenza affine alla sincope,solamente che il suono dal tempo debole non si prolunga sul tempo forte, ma bensi sul tempo forte della battuta o delle suddivisioni Ŕ presente una pausa.Moltissima della musica moderna Ŕ in contrattempo, comunque usato anche nell'accompagnamento operistico con modalita diverse, per esempio nella musica da camera,e sopratutto negli archi.(quartetti)






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